La Cultura alimentare alpina si candida a Patrimonio immateriale Unesco

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La candidatura UNESCO faciliterà la salvaguardia dei paesaggi, delle pratiche e dei costumi legati all'agricoltura e al cibo, beni comuni capaci di unire le comunità lungo l'intero Arco alpino. Tutti coloro che hanno a cuore il futuro sostenibile delle Alpi possono sostenere la candidatura

La preparazione tradizionale del pane in occasione della festa di S. Giuseppe, patrono della frazione Pontetto di Montecrestese (Vb, Piemonte – Italia), non ha risvolti cerimoniali, ma si inserisce in un quadro di eventi volti alla rivalorizzazione dell'antico forno, recentemente restaurato da un gruppo di volontari facenti capo all'associazione Antico Forno di Pontetto. Fino agli anni Sessanta il forno veniva utilizzato alcune volte all'anno dalle famiglie della frazione. Dismesso, venne abbandonato e degradato a deposito di detriti e macerie. Oggi la comunità locale si stringe nuovamente intorno al rito della preparazione del pane nero.

E ancora, nelle valli valdesi, Pellice, Chisone e Germanasca, il forte senso di identità sociale e culturale, oltre che religiosa, si riflette anche sulle tradizioni e sulle abitudini alimentari. Come nella preparazione della mustardela, un insaccato prodotto principalmente con il sangue e gli avanzi della macellazione del maiale (teste, frattaglie, etc.), che è espressione della fondamentale importanza di “non buttare via niente”, che da sempre caratterizza l'economia familiare di montagna. La realizzazione della mustardela (oggi Presidio Slow Food) è mostrata e raccontata da Giovanni Michelin Salomon, macellaio di Bobbio Pellice e portavoce dell'Associazione dei produttori e dalla famiglia Garnier di Villar Pellice, che ci ha accolto durante la macellazione familiare del maiale, il festin dal crin, che un tempo, ancora più di oggi, rappresentava una festa per tutta la famiglia. Al festin è legata anche la preparazione della supa barbetta, che prende il nome dall'appellativo dispregiativo di “barba” attribuito ai valdesi. Preparata con brodo di carne (un tempo di ossa), grissini (un tempo pane secco) e formaggio, la supa oggi viene considerata il piatto più rappresentativo della cucina valdese ed è preparata per le occasioni speciali, come i pranzi comunitari organizzati per il 17 febbraio, festa delle libertà civili.

Due brevi esempi della Cultura alimentare alpina, che esiste ed è un forte collante identitario per l'intero Arco alpino. Questo il risultato, presentato nel mese di ottobre ad Innsbruck, della prima parte del progetto europeo AlpFoodway, che tra i suoi partner comprende Regione Autonoma Valle d'Aosta, Regione Lombardia, Comunità Montana della Valle Camonica, Trentino School of Management e la piemontese Associazione Dislivelli.

Nei primi due anni del progetto i 14 partner provenienti da 6 nazioni alpine hanno individuato e inventariato assieme alle comunità coinvolte i saperi, le pratiche e i costumi legati al cibo in cui le persone si riconoscono, hanno studiato gli strumenti legali per  alvaguardare questo patrimonio e hanno analizzato le pratiche di valorizzazione collettiva di maggior successo. Ora è il momento di promuovere la cultura alimentare alpina attraverso la valorizzazione delle tradizioni alimentari, promuovendo sui territori montani coinvolti l'orgoglio e la consapevolezza di questo elemento identitario condiviso, che può diventare strumento strategico e unificante per l'intera catena montuosa europea.

Lanciato il percorso di candidatura

Per questa ragione i 14 partner del Progetto AlpFoodway hanno lanciato il percorso di candidatura della Cultura alimentare alpina alla Lista rappresentativa del Patrimonio immateriale Unesco, invitando tutti gli interessati, dalle istituzioni, alle imprese, ai cittadini che hanno a cuore il futuro delle Alpi, a firmare la petizione per la candidatura attraverso la piattaforma dedicata.

L'obiettivo è arrivare a ottobre 2019, al momento della conferenza finale del progetto Alpine Space Alpfoodway, con un dossier completo da poter consegnare alle commissioni Unesco.
Ottenere l'iscrizione della cultura del cibo delle Alpi alla Lista rappresentativa del Patrimonio immateriale Unesco aiuterà a salvaguardare in modo più efficace un bene comune capace di unire le comunità interessate lungo l'intero arco alpino, ponendo le basi per una valorizzazione sostenibile di prodotti, filiere, culture uniche a vantaggio dell'intera umanità.