Industria, non c'è futuro al di fuori dell'innovazione

l'Adige

Convegno al Melotti: «Una nuova visione industriale a 50 anni dal primo Pup» Sul palco politici, tecnici e imprenditori Giulio Prosser: «L'internazionalizzazione e gli investimenti sull'export sono un obbligo, anche nel commercio»
Se è cambiata l'economia e se il mondo, grazie alla tecnologia, si è scoperto improvvisamente più piccolo, allora anche l'industria deve cambiare. E con lei gli strumenti di pianificazione. Questo il messaggio uscito dall'incontro di venerdì sera promosso dalla Provincia e moderato dal giornalista de l'Adige Francesco Terreri (nella foto con l'assessore Daldoss a destra): un confronto tra tecnici, politici e imprenditori che hanno portato la loro esperienza, promosso nell'ambito degli incontri sul territorio per celebrare i 50 anni dal primo Pup. Perché il primo piano urbanistico provinciale giocò un ruolo strategico nello sviluppo del trentino. La gestione del territorio, il rapporto città e valli, gli spazi dedicati all'industria alla vigilia del boom, in qualche modo disegnarono il trentino come l'abbiamo conosciuto. Erano temi intrecciati. E lo sono ancora: «Il Pup individuò un metodo di lavoro basato sul confronto, sulla capacità di ascolto e di coniugare tutto nella visione di una società e di un modello di sviluppo al quale tendere - ha osservato in apertura l'assessore provinciale Carlo Daldoss - Dobbiamo oggi interrogarci su questo, partendo nuovamente dal basso ma con l'orgoglio di dire che questa terra i risultati li ha raggiunti». Interrogarsi significa innanzi tutto fotografare la realtà. E si tratta di una realtà che quasi non c'entra più con quella delle grandi fabbriche: negli ultimi quarant'anni il numero di aziende è cresciuto, ma il numero degli addetti, dopo un aumento costante dei primi anni, è calato, come ha osservato Andrea Leonardi. 

Ora siamo a livello degli anni Cinquanta. Perché l'impresa è diventata più tecnologica, con maggiore valore aggiunto. E questo è il passato. Ma il futuro? Il futuro, in Vallagarina, si chiama investimenti in ricerca, si chiama start up, si chiama Meccatronica, si chiama piattaforme utili per mettere le imprese in rete. «Sono convinto che gli anni a venire - ha concluso Leonardi - se continueranno ad essere caratterizzati dalla spinta verso la ricerca scientifica e l'applicazione tecnologica non potranno che portare ad un miglioramento e a risultati positivi». E su questo è stato Antonello Briosi, patron di Metalsistem, a lanciare un'idea, sottolineando che le filiere corte locali possono riuscire a sopravvivere in modo non subalterno rispetto alle grandi multinazionali a patto che sappiano confrontarsi sul terreno della globalità, magari dando fiducia alle idee, sperando diventino business e poi occupazione: «In trentino dobbiamo fare cose che siano uniche al mondo, e provare a pensare ad un fondo aperto che, analizzate le start up, decida di finanziarle tutte, sapendo che prima o poi almeno due o tre potranno portare al successo il sistema intero ripagando tutte le altre». E tra le esperienze roveretane, ha portato la sua Giulio Prosser, titolare di 5 negozi tra Rovereto, Riva e Trento. Che ha osservato: «Il mondo è già cambiato, serve investire sulla formazione dei giovani. Ora una addetta alle vendite deve sapere almeno due lingue. Come tutti coloro che lavorano con grandi marchi io ho, soprattutto a Riva, cinesi e russi che vedono la promozione dei marchi nei loro paesi, vengono qui per turismo e chiedono di acquistare. Quelle persone vanno seguite. 

Anche una realtà piccola, ormai, deve aprirsi al mondo. E inutile che ci guardiamo tra noi, apriamoci, attraiamo competenze e investimenti». Ma affinché la pianificazione dia risposte alla società in evoluzione, serve prima di tutto comprenderla, quella società. Serve ascoltare i territori, come è stato fatto con il secondo Pup, ricordato venerdì sera da Franco Mancuso. Mentre in vista del futuro, Enrico Zaninotto ha osservato che «c'è una ricombinazione dei luoghi della crescita, la loro localizzazione sta spostandosi verso le aree periferiche e rurali. L'importante è sapere che la piccola iniziativa industriale deve potersi connettere alla grande piattaforma ed avere un territorio che possa essere riutilizzabile e reversibile».