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Il futuro è nell'ambiente

l'Adige

COMANO TERME - Cinquantanni di Piano Urbanistico Provinciale spiegati in un paio di ore: era il 1967 quando l'idea di Bruno Kessler si concretizzò nel Pup: all'epoca, il cuore dell'idea era quella di uno sviluppo basato sull'industrializzazione, la crescita anche «volumetrica», dimensionale. 

Vent'anni dopo, il nuovo Pup fece pendere l'asse della bilancia verso l'ambiente, nel frattempo anche la tragedia di Stava giocò il suo ruolo e infine, nel 2007, il terzo Pup ha posto proprio l'ambiente alla base delle strategie di sviluppo del territorio, all'insegna della qualità e della partecipazione responsabile. Questa nuova sensibilità è ampiamente diffusa secondo una recente rilevazione che ha mostrato come il 95% dei trentini consideri l'ambiente una risorsa indispensabile. «Oggi l'attenzione all'ambiente non è più solo una sensibilità di pochi - un passaggio dell'intervento di Michele Lanzinger, direttore del Muse, a sottolineare le nuove sensibilità -  Ma l'idea di pianificazione conserva tutta la sua modernità. Il 70/6 del nostro territorio è oltre i 1000 metri. Un terzo è sottoposto a tutela. Possiamo esserne orgogliosi. Ma non possiamo sederci. Ci sono nuovi fattori. Pensiamo a quelle componenti del paesaggio classificate come invarianti. Ma anche gli elementi propri dell'azione umana oggi fanno parte dell'ambiente: da qui la carta del paesaggio, laddove il paesaggio non è inteso in un'accezione da cartolina, ma come paesaggio abitato e nel tempo anche trasformato». Il geografo Giuseppe Dematteis ribadisce il concetto: «Preservare l'ambiente montano diventa un valore positivo anche per i cittadini, che vedono in essa una alternativa possibile ai grandi agglomerati urbani. 

Dal turismo "verde" si passa al fenomeno dei nuovi montanari, numericamente ridotti, ma portatori di modi di vivere innovativi, sia nei confronti della città sia nei confronti della popolazione rurale. La montagna continua a dipendere dalla città per un certo numero di servizi. Al tempo stesso a sua volta fornisce un contributo importante alla città, pensiamo all'acqua. Ma il suo contributo è anche culturale e antropologico». ambiente e Trentino a tutto tondo: «Spero che il nuovo Pup vada verso una sempre maggiore valorizzazione delle periferie» ha detto il sociologo Antonio Scaglia, ed è un messaggio che in Giudicane fa ampiamente presa e ricorda rivendicazioni vecchie di decenni. La salvaguardia ambientale passa anche da aree protette e le Giudicarie anche qui sono chiamate in causa direttamente: «Ormai almeno a parole tutto è sostenibile - ha sottolineato Antonello Zulberti di Federparchi - Ma la sostenibilità non è una parola, va applicata. Le aree protette sono nate per essere luoghi educanti, dove si insegna cos'è la sostenibilità. In questi anni l'idea di parco è cambiata: meno musealizzata, più orientata alla convivenza uomo-ambiente. 

La Provincia è stata antesignana in questo percorso, con le aree protette. Ci sono le premesse affinché il trentino continui ad essere all'avanguardia». E il nuovo Pup? «Il terzo Pup ha concluso l'assessore provinciale Mauro Gilmozzi - ha posto l'accento sulla partecipazione e sul decentramento delle responsabilità politiche attraverso le Comunità di Valle e altri strumenti come le reti di riserve. Le aree protette sono state da questo punto di vista un'esperienza di successo che ci permette di avere oggi in Trentino 10 aree riconosciute dalla Carta europea del turismo sostenibile e una realtà come la fondazione dolomiti UNESCO che costituisce una delle migliore 10 esperienze di rete a livello mondiale, Tutto ciò dimostra come ci siano nel percorso di sviluppo attuale del trentino cose assai buone, che vanno ulteriormente rilanciate e valorizzate. Il paesaggio del futuro dipende dalla cultura e dalla capacità delle comunità di fare le scelte giuste. La conoscenza e la partecipazione sono il migliore strumento per pianificare».